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Sabato 12 settembre 2015 torna a Canosa di Puglia, l’Onorevole Antimo Cesaro

14/09/2015
  • Sabato 12 settembre 2015 torna a Canosa di Puglia, l’Onorevole Antimo Cesaro

Sabato 12 settembre 2015 torna a Canosa di Puglia, l’Onorevole Antimo Cesaro, già docente di Filosofia e Simbolica politica presso il dipartimento di Scienze politiche della Seconda Università di Napoli e deputato della Repubblica, per presentare il suo nuovo libro “Elogio della calvizie” presso le terrazze di Palazzo Iliceto alle ore 20:00, nell’ambito del Boamundus Festival e di Open Days. Nostro ospite già nel 2011 quando presentò il suo lavoro intitolato: “La Repubblica di Bananabche ha dato il viaal filone “divertissement letterari”.

L’onorevole è conosciuto anche per la pubblicazione di diversi saggi fra i quali: “Il potere e la menzogna, La spada e il labirinto,Lo sguardo di Ulisse ecc.”.

Questo incontro, che chiude la stagione estiva, sulle suggestive terrazze di Palazzo Iliceto, ci vede partecipi di uno scritto polemico che in modo sarcastico respinge gli argomenti a sostegno di una folta capigliatura.

Un divertissement letterario, un volume ad alto tasso di ironia, una nuova (e innovativa) traduzione de “L'Elogio della calvizie” di Sinesio di Cirene è l’ultima fatica letteraria di Cesaro. Il volume respinge tutti gli argomenti a sostegno di una folta e bella capigliatura e, con brillanti paradossi, giunge ad esaltare la calvizie. 

Partendo dalla personale esperienza dell'autore, una historia suae pilosae calamitatis che funge da godibile introduzione al testo, in un crescendo di ironia letteraria, il volume esalta i calvi e condanna gli zazzeruti, facendoli (quasi) sentire in colpa.

Antimo Cesaro, studioso di filosofia prestato alla politica che oggi siede tra gli scranni di Montecitorio, amante della cultura ed entusiasta paladino della meritocrazia, ci delizierà - col sorriso sulle labbra – presentandoci il suo ultimo scritto. 

Insomma una serata senza esclusione di calvo.

 

Sinesio di Cirene – Elogio della Calvizie

Nato per confutare il perduto “Elogio della chioma” di Dione di Prusa, questo breve scritto polemico
sarcasticamente respinge ad uno ad uno gli argomenti a sostegno di una folta capigliatura e, con brillanti paradossi,
giunge – addirittura – ad esaltare la calvizie. Quando al dramma della caduta dei capelli – di cui cerca faticosamente
di farsene una ragione – si aggiunge la beffa di uno scritto polemico (che riaccende un dolore mai del tutto sopito),
Sinesio si trova costretto a combattere su due fronti, quello della natura e quello della cultura. Decide così di
accettare una sfida davvero difficile: difendere la calvizie e far vergognare i capelluti richiede, infatti, una sottigliezza
d’ingegno e un’abilità retorica di gran lunga superiore a quella del suo zazzeruto antagonista. E tuttavia il vescovofilosofo,
convinto del fatto che capelli e intelligenza difficilmente possano coesistere (com’è dimostrato dal fatto
che gli animali generalmente ritenuti più stupidi sono anche i più pelosi), ci presenta una serie infinita di
argomentazioni – talvolta ai limiti del paradosso – che, facendo arrossire ogni capellone, ci convincono della bontà
delle sue tesi. L’uso persuasivo e raffinatissimo della parola, insieme al costante richiamo ai classici (da Omero a
Pindaro, da Aristotele a Tolomeo, da Tucidide ad Arriano) fanno di questo libello di Sinesio di Cirene un’armoniosa
sintesi di artificio retorico e cultura filosofica degna della migliore tradizione sofistica. Al testo sinesiano fa da
premessa un breve excursus autobiografico del curatore che, prendendo le mosse dall’historia suae pilosae calamitatis,
offre al curioso lettore un breve compendio storico-antropologico dell’umana calvizie.

 


Antimo Cesaro è docente di Filosofia e Simbolica politica presso il Dipartimento di Scienze Politiche della
Seconda Università degli Studi di Napoli. Deputato nella XVII legislatura, attualmente è in aspettativa
parlamentare. Già membro del Consiglio Nazionale dei Beni Culturali, è presidente del Centro di Ricerche
sull’Ermeneutica Simbolica dell’Opera d’arte. Ha pubblicato vari saggi sul pensiero politico e l'estetica dell’età
medievale e rinascimentale. La sua più recente attività di studio è orientata alla simbolica politica, una prospettiva
di ricerca per la quale ha curato i volumi La spada e il labirinto (Napoli 2008), L’angelo e la fenice (Napoli 2009), Atrium
Libertatis (Napoli 2010, con M. F. Schepis), nonché i volumi monografici Sguardi in ascolto. Il simbolo tra parola e
immagine (Modena 2011, con G. Lombardo), Lo sguardo di Ulisse (Napoli 2011) e Machina Mundi. Incursioni simbolicopolitiche
nell'arte federiciana (Milano 2012).
Sinesio di Cirene (370-413) fu un raffinato uomo di cultura e un protagonista delle vicende politiche e religiose
dell’Africa settentrionale tra il IV e il V secolo d.C. Allievo di Ipazia ad Alessandria, completò i suoi studi ad Atene
e ad Antiochia. Vastissima la sua cultura filosofica, letteraria e scientifica, arricchita dalla frequentazione dei classici.
Prese parte attiva alla difesa della Cirenaica dalle invasioni barbariche e, in virtù dei meriti militari acquisiti e della
straordinaria capacità di argomentazione, gli fu affidata, una delicata missione diplomatica a Costantinopoli, dove,
nel 399, innanzi all’imperatore Arcadio, pronunciò uno splendido discorso, il De regno, ascrivibile al genere degli
specula principum. Ritornato in patria e abbandonata l’amata Cirene, si trasferì a Tolemaide, dove fu acclamato
vescovo dal popolo. Dopo molte incertezze, legate alla possibilità di conciliare la sua formazione neoplatonica con
alcuni dogmi cristiani, accettò la cattedra episcopale. Della sua vasta produzione di scritti ci restano 156 Lettere, 9
Inni, e varî scritti, tra cui Dione, De insomniis, Gli Egizî o della provvidenza e il sarcastico libello Elogio della calvizie.

 

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