Loading...

News

Fondazione Archeologica Canosina
Home / News / Archeologia bianca dell’Epifania Fiocchi di ovatta e vincotto a Natale

Archeologia bianca dell’Epifania Fiocchi di ovatta e vincotto a Natale

09/01/2017
  • Archeologia bianca dell’Epifania Fiocchi di ovatta e vincotto a Natale

Scrutando l’orizzonte nel dies natalis del Solstizio d’Inverno abbiamo fotografato da Canosa il tramonto del sole nel giorno più breve dell’anno, che lo storico Tito Livio chiama “brumae dies”.

Scorgiamo la luce del Sole all’orizzonte terso scomparire dietro i monti del Subappenino dauno a destra del Monte Vulture, icona geografica del nostro territorio di frontiera.

Ma quest’anno dopo  dopo il dies natalis è giunto il “dies nivalis” con la neve dell’Epifania che ha imbiancato anche l’Archeologia ellenica,  romana e paleocristiana canosina.

Anche l’archeologia cristiana riporta la traccia della neve come la Basilica di Copertino di “Sancta Maria ad Nives”, la Vergine delle neve. In suo onore si potrebbe chiamare “Nivia” una bambina nata tra questi giorni di neve.

Era il tempo di Natale nei ricordi d’infanzia quando gioiosamente facevamo scendere i fiocchi di ovatta sui rovi della “spina del Presepe” che i nostri padri portavano dai terreni incolti fra le pietre, che costituiscono un habitat da salvaguardare nell’ecosistema dell’agricoltura intensiva.

Era il tempo d’inverno quando mia madre, quando le nostre madri, raccoglievano la neve sui tetti del terrazzo per condirla con il vincotto e farne un fresco povero dolce invernale.

E dall’antica Roma dell’Archeologia innevata e dal Medioevo ritroviamo principi di ecologia energetica del freddo da conservare per l’estate.

Sono le nevaie scavate nel tufo in cui si conserva la neve che veniva compattata conservandosi per l’estate quando veniva riutilizzata per refrigerare le bevande. A Corato sapientemente la nevaia è diventata una Sala da ricevimento.

È il Glossarium Latinitatis del Du Cange , riletto negli studi filologici scrivendo il libro “sulle vie dei ciottoli del dialetto canosino” che attesta l’uso delle nevaie. Erano le “nivariae tabernae, in quibus Romani servabant nives per totum annum, ex quibus vinum per aestatem refrigerabant” (le nevaie taverne in cui i Romani conservavano la neve per tutto l’anno e da cui refrigeravano il vino durante l’estate).

Salve Bianca Archeologia Canosina che ci rimanda al passato prossimo del ‘900 e al passato remoto dell’Antica Roma, come il tempio di Giove Toro innevato.

Tra i disagi delle nevicate e il malessere influenzale del vento gelido sferzante salutiamo l’Epifania, dopo le Calende di Gennaio, ringraziando il Comune per il sapiente sale sparso e  scaldando i cuori prima delle membra, ripensando alla storia vera della “coperta d’Italia” del bambino Emilio al bambino Alessandro di Gagliole, ripensando dalle parole di Papa Francesco ai terremotati con l’auspicio di ricostruire i cuori prima delle case.

Il cuore ha bisogno di calore e di amore.

Salutiamo con due proverbi canosini: fèce frìdde, abbràzzete ke jìdde!  Quàne fèce frìdde ce vòle fùche e strafùche, ci vogliono cioè calore e calorie alimentari e un buon decotto balsamico, con un piattino di “diavolicchi” al mattino e un piatto di “rape e pancotto”, “rèpe e pène cùtte”.

“Fùche e strafùche”, e aggiungerei ... arravùgghjete!

Brrr....... che freddo!

 

maestro Peppino Di Nunno

7 gennaio 2017

 

Condividi su Facebook