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IL DIADEMA FIORITO IN ORO, DI OPAKA SABALEIDAS, DA CANOSA DI PUGLIA, NELLA COPERTINA DI INTESA SANPAOLO

25/09/2015
  • IL DIADEMA FIORITO IN ORO, DI OPAKA SABALEIDAS, DA CANOSA DI PUGLIA, NELLA COPERTINA DI INTESA SANPAOLO

“Salvi e intattissimi” – La Banca Commerciale Italiana e la protezione degli Ori di Taranto (1943-1945), scritta dallo storico canosino Francesco Morra

E’ il diadema fiorito in oro di Opaka Sabaleidas (dalla “Tomba degli Ori” di Canosa di Puglia, fine III sec. a.C.) a risplendere in tutta la sua magnificenza, nella copertina scelta dall’Archivio Storico di Intesa Sanpaolo per la monografia

“Salvi e intattissimi” – La Banca Commerciale Italiana e la protezione degli Ori di Taranto (1943-1945).

Edita direttamente da Intesa Sanpaolo, la monografia, non in vendita al pubblico, è stata scritta dallo storico e documentarista Francesco Morra, nato a Canosa di Puglia.

Il diadema, ritrovato nel 1928 in un ipogeo di Canosa, fatto restaurare nel 1934 a Taranto da Renato Bartoccini, riportato a Canosa nello stesso anno per essere esposto nel locale Museo civico - istituito appositamente dopo la scoperta della Tomba degli Ori - riprese la via di Taranto nell’aprile 1941, su disposizione del soprintendente Ciro Drago, per protezione antiaerea durante il periodo bellico.

E da quel momento il diadema, e gli altri preziosi dalla Tomba degli Ori, seguiranno e condivideranno le sorti e le avventure della ricca collezione del Museo di Taranto, di oltre 200 pezzi, dei gioielli dell’età ellenistica noti come “Ori di Taranto”.

Quella che lo storico Francesco Morra ci narra è una storia che lascia il lettore con il fiato sospeso: l’autore ricostruisce il viaggio con le due cassette contenenti gli Ori, portati da Taranto a Parma nel febbraio 1943 dal giovane funzionario Valerio Cianfarani, su disposizione del ministro Giuseppe Bottai, per custodirli nei caveau blindati della Banca Commerciale Italiana, ritenuti a prova di bombardamenti aerei; ci narra delle angosce e delle preoccupazioni della Soprintendenza di Taranto sulla sorte degli Ori dopo l'8 settembre 1943, quando più nessuna comunicazione pervenne da Parma dopo che l’Italia era rimasta tagliata in due; l'intervento del Vaticano - su richiesta del Governo dell'Italia Liberata - per accertarsi sullo stato degli Ori, per il tramite del cardinale di Milano Ildefonso Schuster; i tentativi svolti dalla RSI per impossessarsi degli Ori, attraverso l’Ispettore Bartoccini (già direttore del museo di Taranto nel 1933-34); le tattiche dilatatorie messe in atto dalla filiale di Parma - opportunamente guidata e istruita dalla Direzione Centrale di Milano della BCI, nelle persone di Corrado Franzi e Antonio Rossi - per evitare la consegna delle cassette e far giungere gli Ori fino a noi “Salvi e intattissimi”

Un’avvincente storia ricostruita attraverso i carteggi della RSI con la Banca Commerciale ritrovati da Morra negli archivi dell'Archivio Centrale dello Stato di Roma e attraverso i carteggi interni Direzione Centrale Milano - filiali di Parma e Padova negli archivi di Intesa Sanpaolo che oggi custodiscono i fondi della Comit.

E’ con particolare soddisfazione dunque che la Fondazione Archeologica Canosina, saluta la scelta della Banca di dedicare la copertina al gioiello più prezioso dell’intera collezione depositata a Parma: tra i 222 oggetti, depositati in due cassette di legno, il diadema veniva infatti valutato in 300.000 Lire dell’epoca.

Diadema al quale la città di Canosa e la stessa Fondazione Archeologica Canosina sono particolarmente legati e affezionati: essi infatti furono oggetto della prima mostra organizzata dalla Fondazione Archeologica nel 1994.

La lettura del testo di Francesco Morra, con i pericoli corsi dall’intera collezione degli Ori di Taranto, e dunque anche degli Ori di Canosa, di poter andare definitivamente perduti durante i loro trasferimenti, aumentano l’affetto e l’attenzione della città per questo inestimabile tesoro archeologico. Diadema e tesoro che oggi sono visitabile in una speciale vetrina presso il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, il MARTA.

 

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