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La Fullonica: tra gli obiettivi della Fac la sua apertura al pubblico

06/12/2020
  • La Fullonica: tra gli obiettivi della Fac la sua apertura al pubblico

La Fullonica: tra gli obiettivi della Fac la sua apertura al pubblico

Strabone, antico geografo, annovera Canosa tra i centri popolari più importanti del mezzogiorno d’Italia nell’antichità, che raggiunse floridità economica, grazie al commercio e all’artigianato.

Maggiore sviluppo ebbe la produzione della lana, encomiata da Plinio quale prodotto di grande pregio “summam nobilitatem”. I mantelli a cappuccio di lana “birri Canusini” erano in tessuto finissimo, usato all’epoca dai più facoltosi, di colore rossiccio così come definito dai latini “rufus o rutilus”.

Presso Canne, il cui territorio era ricompreso in quello di Canusium, nel 1793 fu rinvenuta un’iscrizione che ci ricorda di un lanificio di proprietà dell’imperatore Tiberio.

Il sito archeologico, nei pressi degli ipogei Lagrasta, rinvenuto negli anni 1956 e 1957, a seguito di lavori di edificazione di un’abitazione, portò alla luce un complesso industriale, la fullonica, di periodo romano, edificato su una preesistente area sacra di età ellenistica. Si tratta dell’officina dei fulloni, lavoratori che si occupavano di lavare, smacchiare ed apparecchiare le vesti. Il ritrovamento è la palese testimonianza di quella che fu l’attività di produzione e commercializzazione della stimata ed apprezzata lana canosina.

Il complesso è costituito da alcune strutture ed in particolare da vasche intonacate a tenuta idraulica, due delle quali comunicanti, mediante un foro praticato a 6 cm dal fondo in pendenza, facenti parte di una lavanderia o tintoria di stoffe e da un grande ambiente tramezzato, ove si trova all’interno un’ulteriore vasca ed una serie di canali di scolo. Uno di questi canali confluisce in una grande olla di piombo con evidente funzione di decantazione, perché dalla parte opposta il liquido, attraverso un ulteriore filtro, ne usciva ripulito e riutilizzabile immettendosi in tubi di piombo di cui è stato trovato un notevole pezzo di oltre 80 cm. Tutte le acque di scarico sarebbero dovuto convogliare in un pozzo.

La Fondazione archeologica canosina, che gestisce il bene, ha come prossimo obiettivo l’apertura al pubblico del sito mediante l’installazione di percorsi obbligati che permetteranno al visitatore di accedervi in piena sicurezza.